NOTIZIE SUL CEMENTO

TERRA DI CAVE E CAVATORI

Ozzano ed il Monferrato hanno costruito parte della loro identità storico-culturale attraverso un mestiere ormai scomparso da anni: il cavatore di marna. Questo lavoro ha costituito una fonte importante di guadagno per l’economia della Provincia di Alessandria nella prima metà del secolo scorso. Fin dal XVI secolo le colline ad ovest di Casale ( territori di Coniolo, Torcello, Ozzano e San Giorgio) erano conosciute per l’estrazione di un calcare che, dopo la cottura in fornace, diventa un legante per l’edilizia: la calcina. Le fortificazioni delle cittadelle di Alessandria e di Casale sono esempio del suo utilizzo nel passato.

Con la scoperta, nel XIX secolo  del   cemento Portland il Monferrato, grazie alla sperimentazione di nuove tecniche di estrazione, fu al centro dell’attenzione in Italia.

Le nuove tecniche permisero il passaggio da una produzione di calce e cemento tipicamente artigianale ad una industriale.

L’elemento determinante che ha permesso l’industrializzazione è stata la materia prima la MARNA

I giacimenti di marna del Monferrato garantivano una elevata e costante produttività, ma soprattutto offrivano il miglior standard qualitativo reperibile in natura..

Il pioniere dell’attività cementifera fu Tommaso Sosso che nel 1835, si spostò da Settimo ad Ozzano,  perchè aveva intuito che in alcune cave e terreni ozzanesi si trovava il miglior calcare reperibile sul mercato ed aveva capito l’importanza strategica della strada provinciale Casale-Torino che attraversa il paese nella regione Lavello. Fu proprio qui che iniziò l’attività industriale del cemento .

Sul finire del XIX secolo, quindi, il Monferrato è stato scelto dai più importanti gruppi cementieri italiani tra cui la Società Anonima di Casale e la Società Italiana di Bergamo, per produrre calce e cemento con un supporto tecnologico le cui tempistiche condizionarono il mercato

Il contadino potè così diversificare il proprio reddito diventando cavatore, la qual cosa consentì a molte famiglie di migliorare le proprie condizioni di vita.  Negli anni ’30 del secolo scorso l’industria cementifera raggiunse l’apice del suo sviluppo con un fiorente indotto di attività artigianali e commerciali. Nel frattempo, però, il cemento artificiale, meno costoso, si andava affermando sul mercato. Era il segnale di un lento ma inesorabile declino del cemento naturale, che scomparve negli anni ’60 con la chiusura dei siti minerari.

Restano oggi in zona  i siti di   l’ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE con gli ingressi delle miniere e le fornaci.

Per approfondire l’argomento si vedano

le pubblicazioni:

“UOMINI DI MINIERA”

 

L’INDUSTRIA DELLA CALCE E DEL CEMENTO IN OZZANO

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